Il bambino nell’erba alta racconto di Stephen King

Il bambino nell'erba alta - racconto di Stephen King
Tempo di lettura: 5 minuti

Il bambino nell’erba alta

Le suggestioni suscitate dal film “Nell’erba alta“, del regista Vincenzo Natali, tratto da un racconto di Stephen King e Joe Hill (il figlio), mi hanno spinto a scrivere questo post: il bambino nell’erba alta.

Il senso di inquietudine provato nell’incontrare il bambino nell’erba alta, nel buio, tentando con tutte le forze di uscire da quella trappola, è forte.

Il bambino nell’erba alta è il ponte verso il mistero.

Dietro la presenza del bambino, c’è la figura del padre che lo sta cercando. Il bambino nell’erba alta è in balia della grande pietra, posta al centro nell’erba alta. La grande pietra è un pezzo di vita, nonostante tutto quanto. Il bambino ha toccato la grande pietra è stato travolto da un’energia sconosciuta, ma potente. Un’energia che sconvolge la vita misteriosa di una comunità nascosta, capace di uscire allo scoperto solo intorno a questa pietra. È intorno a questa pietra che si manifesta una vita oscura protetta dall’erba alta e fuori dalla società delle auto, delle città, della tecnologia elettronica.

La grande pietra

L’erba alta nasconde la grande pietra e la grande pietra è il simulacro della vita di una comunità isolata, laboriosa e con una grande fame: appropriarsi di una nuova linfa vitale, linfa umana. Fra quell’erba si scappa, ci si incontra, ci si dispera. Il sonno è rotto continuamente dal bambino che non ti lascia dormire. Il bambino cerca la tua attenzione, poi arriva il padre che porta in sé una figura rassicurante, cerca il figlio disperso in quell’erba. Un papà che protegge il figlio, sotteso ad una madre che lo ha spinto a cercarlo. Ma il figlio è stato risucchiato dall’erba alta, portato davanti la grande pietra. Il padre nella sua ricerca affannosa non riesce a trovare il figlio, ma non si dispera, continua a  cercarlo.

Trova altre persone, richiamate lì dentro, dalla voce del piccolo che chiede aiuto. Il piccolo è complice, questo lo si intuisce presto, ma non si capisce quali sono le sue intenzioni fino a quando non si scopre della grande pietra. È una scoperta che non fa presagire l’esistenza di una comunità intera.

Il padre nell’erba alta

La presenza del padre è rassicurante, lui è lì per cercare il figlio. Senza accorgersene ha perso il contatto con la moglie, dispersa durante la ricerca.

Come in Shining la presenza del padre inizialmente fornisce controllo sulla situazione. In Shining il padre è il custode del grande albergo, nell’erba alta il padre mette tutte le sue forze nella ricerca del figlio. Il bambino era entrato in quell’erba alta incuriosito da qualcosa.

C’è un flashback, ce ne sono tanti, uno per ogni situazione legata all’erba alta. Tutti sono entrati in quel groviglio richiamati dalla richiesta di aiuto della voce del bambino. Il bambino è entrato per altro. I bambini hanno una curiosità diversa da quella degli adulti. I motivi per cui fanno una cosa piuttosto che un’altra spesso sono incomprensibili. Questa volta sembra proprio che la curiosità lo porta a perdersi, ma il mistero si infittisce davanti alla grande pietra.

La prateria e la chiesa

Alla base di questa storia c’è un luogo particolare con una chiesa posto in uno spazio smisurato e desolato, la prateria. L’atmosfera viene stravolta dalla presenza dell’erba alta che in qualche modo delimita lo spazio. Da un lato la strada che passa di fianco alla chiesa, da un altro l’erba alta. L’erba non è molto più alta di una persona, questo è rassicurante, non mette paura. Quando poi si ascolta la vocina che chiede aiuto si percepisce che l’erba può confondere un bambino, ma non un adulto -tutti i personaggi di questa storia si misurano nel tentativo di aiuto.

All’interno dell’erba si perdono i riferimenti spaziali. Le direzioni si intrecciano in una maglia di strade invisibili che portano tutte alla grande pietra e nessuna porta fuori. È inquietante che la strada delle autovetture è isolata dall’erba alta. Chi è in auto non percepisce il mistero dell’erba. Nella prateria sconfinata solo la chiesa è l’unico punto di riferimento. C’è un parcheggio, ma questo lo si scopre dopo e quel dopo non si capisce subito, se è prima.

La coppia di fratelli

I protagonisti, la coppia di fratelli, lui e lei, sono di passaggio da quelle parti. Una sosta per un motivo qualsiasi. Lei dal finestrino dell’auto ascolta la voce che chiede aiuto. Lei ha un bambino in grembo. La sua sensibilità, probabilmente, è enfatizzata dalla sua particolare condizione. Essere in attesa di un bambino e sentirsi chiamare da un bambino è un ritorno forte di emozioni. L’auto è accostata sul bordo della strada. Il fratello si allontana, la sua attenzione viene colpita dalla chiesa, unica opera umana nella sconfinata prateria. La donna sente la richiesta d’aiuto e coinvolge il fratello. Ma prima di entrare nell’erba alta, lui tenta di fermarla, allo stesso tempo non vorrebbe entrare, pensa ad una soluzione diversa, ma gli eventi vengono risucchiati da un vortice.

Il senso materno

La donna non vuole sentire ragioni sente premere forte dentro che c’è un bimbo che chiede aiuto. In quel momento immagina che potrebbe essere il suo bambino, quello che sta aspettando, ad avere bisogno. Il senso materno è esploso in lei. Vive e si sviluppa una necessità di forza maggiore: salvare il bambino. Il fratello non può far altro che seguirla, ma nel fitto dell’erba c’è il vortice dell’agitazione che inghiotte. Lui prova a seguirla, ma quando la perde non può fare altro che chiamarla.

All’interno dell’erba la voce si dilegua in direzioni inaspettate. La provenienza dei suoni non è utile all’orientamento. In questo momento si capisce che sarà difficile ritrovarsi. La necessità, però, di tentare di ricongiungersi fa perdere completamente la posizione di partenza, la strada principale e l’auto in sosta. Lì dentro i telefonini non sono capaci di comunicare e seguire le voci porta in direzioni inaspettate. Così i due fratelli sono allontanati dall’erba e senza coscienza del tempo che passa, del motivo per il quale sono lì.

Compare a lei il bambino nell’erba alta. Questo incontro induce un doppio stato d’animo, da un lato la gioia di averlo trovato, dall’altro il disagio di non sapere come uscirne. L’incertezza viene superata dal comportamento del bambino che induce la donna a seguirlo. I riflettori ora sono accesi sulla donna che corre affannosamente dietro il bambino. Il bambino è interessato solo a correre, a nulla altro. Lei non vuole perderlo ora che l’ha trovato.

I due uomini

Nel frattempo il fratello vuole trovare la sorella, è preoccupato per lei. Non basta chiamarla, la sua voce si disperde in un groviglio che finisce per incontrare un’altra voce, quella del papà del bambino. I due si incontrano, si parlano, ma a nulla serve questa forma di civiltà all’interno dell’erba alta. Per un momento è rassicurante ritrovare degli equilibri nel dialogo fra i due uomini nel pieno delle loro facoltà, ma presto l’erba prende il sopravvento. Sia il bambino, sia il padre sembrano serbare un segreto tenuto oscuro dal fitto dell’erba che mette paura.

… e quel dopo non si capisce subito, se è prima…

Al momento che scrivo l'articolo posizionato meglio su Google fra quelli pubblicati su questo blog è: Scrivere tutti i giorni , ma non solo,  scrivere tutti i giorni è anche il post con maggiori visite. Ciò mi da il coraggio per pubblicare una nuova categoria: scrivere, e naturalmente questo articolo, tirato fuori direttamente dal mio diario personale.

Un commento su “Il bambino nell’erba alta racconto di Stephen King”

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.