Leggere e scrivere sono gli strumenti dello scrittore

Leggere e scrivere sono gli strumenti dello scrittore

Che tu sia uno scrittore o aspiri ad esserlo, sappi che leggere e scrivere sono gli strumenti migliori da utilizzare.

Leggere sarà il cibo e scrivere l’ossessione.

Tra tanti libri che parlano di scrivere ce ne è uno in particolare che ha il suo valore riconosciuto da tanti: “The Elements of Style” di William Strunk.

Leggere e scrivere sono gli strumenti dello scrittore

The Elements of Style” è un manualetto di poche pagine che entra subito nel vivo con la presentazione di alcune ‘regole’ utili per scrivere bene. Il libro fu pubblicato nel 1920, da allora ci sono state altre edizioni,  ognuna con aggiornamenti, ma sempre con la stessa essenzialità. Nel 1959 è stato ampliato da E. B. White.

Riporto qui la prefazione di Roger Angell che ha conosciuto direttamente White:

“Il primo scrittore che ho visto al lavoro è stato il mio patrigno, E. B. White. Ogni martedì mattina chiudeva la porta dello studio e si sedeva per scrivere la pagina ‘Note e commenti’ per il The New Yorker. Il compito gli era familiare. Gli era stato richiesto di scrivere alcune centinaia di parole di editoriale o di commenti personali su qualche argomento inerente o estraneo all’ultima settimana – ma i suoni della sua macchina da scrivere arrivavano dalla sua stanza a raffiche esitanti, con lunghi silenzi in mezzo. Passavano le ore. Alla fine quando veniva chiamato per il pranzo, rimaneva in silenzio e sembrava preoccupato, e presto si scusava per tornare al lavoro.”

”The first writer, I watched at work was my stepfather, E. B. White. Each tuesday morning, he would close his study door and sit down to write the 'Notes and Comment' page for the New Yorker. The task was familiar to him. He was required to file a few hundred words of editorial or personal commentary as some topic in or out of the new that week - but the sounds of his typewriter from his room came in hesitant bursts, with long silences in between. Hours went by. Summoned at last for lunch, he was silent and preoccupied, and soon excused himself to get back to the job.”

L’inizio di questa prefazione è scritta facendo vibrare le corde del lettore, aprendo le porte di casa, per accedere all’ingresso della sua vita. Viene presentato il primo incontro con uno scrittore. È uno scrittore famoso che scrive per un giornale – The New Yorker.  Ogni martedì E.B. White chiude la porta del suo studio e si siede alla scrivania. È un mestiere che conosce, nessuna incertezza, ma tanto impegno e dedizione. Fila via tutta la mattina, quando viene chiamato per il pranzo è ancora “invaso” dal suo impegno. Sa di essere in ritardo, perché sente di non vivere il presente, il momento della condivisione del proprio tempo con i membri della famiglia, per pranzare. Nella sua testa continua a rimbombare il suo lavoro: leggere e scrivere sono gli strumenti dello scrittore, quelli che suo malgrado ha lasciato nel suo ufficio.

Lo scrivere è fatto di sacrificio e impegno quotidiano (con o senza mestiere).

Leggere e scrivere sono un mestiere

Sulla definizione di ‘scrivere come mestiere’, c’è molto da dire, per esempio Annie Wilkes, antagonista del romanzo Misery di Stephen King dice, rivolgendosi al suo ostaggio, lo scrittore Paul Sheldon:

“Quando svilisci il talento che ti ha dato il Signore chiamandolo mestiere. Non lo sopporto.”

La verità è che scrivere è un mestiere.  Io scrivo soprattutto la mattina presto, quando tutti dormono, almeno in casa mia, ma immagino anche fuori. Mi piace parlare di “sessione mattutina di scrittura” e penso ad una vera e propria sessione di lavoro. Divento l’operaio che si reca in fabbrica, all’ingresso marca il cartellino, saluta i colleghi e, si dirige alla sua postazione di lavoro. Mentre sbroglio il filo dalla matassa il tempo passa velocemente. Non me ne accorgo nemmeno e il mio turno sta già svolgendo al termine. Capisco che mi piace il mio lavoro ne sono soddisfatto ed opss, è già ora di andare.

Scrivere è la competenza che si sviluppa grazie allo studio e si migliora con la pratica.

Per tanti anni ho riempito quaderni, ma mai ho approfondito il mio impegno per renderlo più  produttivo. Ho sempre vissuto lo scrivere come una faccenda dannatamente personale. Ancora oggi lo è, ma è arrivato un momento nel quale ho stravolto il mio rapporto con lo scrivere, ho cominciato a rileggere ed ascoltare le mie parole, con maggiore attenzione, mi è venuto in modo naturale, non me lo sono imposto. Ho incontrato  “la scrittura e la lettura” con vesti diverse.

Il demone della scrittura

Il demone della scrittura può impossessarsi di te, della tua stanza di lavoro, della tua scrivania. Non lo vedrai nascosto dietro la tenda farti capolino, ma ti sentirai chiamare con la sua voce, quando meno te l’aspetti. Ti racconterà una storia e ti chiederà di metterla su carta. Allora conoscerai tutta la sua consistenza. Con la sua presenza invisibile toccherà  le tue cose, le tue convinzioni, per esempio, e ti spingerà verso qualcosa che appartiene a lui. Si manifesterà in quello che hai scritto.

Il genio della lettura

Il genio della lettura mi chiede di esprimere un desiderio. Ascolta le mie parole e poi compie l’azione della realizzazione. Attraverso la lettura ottengo quel che desidero. Mentre leggo prende forma quello che non pensavo potesse esistere fuori di me.

Scrivere di getto

Alcuni scrittori riescono a scrivere bene ‘di getto’ senza incertezze, senza errori. Altri hanno bisogno di un ulteriore momento di rilettura e di revisione. In quello che scrivo ‘di getto’, spesso, manca il collegamento magico fra una parte e un’altra. È come se nascondo i particolari e lascio, sul tavolo, solo quello che mi ha colpito di più. Per questo motivo ho bisogno della revisione. Non voglio stranire il mio lettore rischiando di fargli perdere il filo del discorso. Così che se nomino ‘Python’, per esempio, devo specificare che mi riferisco ad un linguaggio di programmazione software. Non posso lasciare la confusione sul parlare di un serpente, di una serie televisiva o di altro ancora.

Non devi essere te stesso

Alcune volte “Non devi essere te stesso.” Occorre guardare dall’esterno. In questo caso rileggere e revisionare con gli occhi e con l’attenzione del lettore. Allora immagino di essere il lettore, “Non devo essere me stesso”. Il lettore vuole che il genio della lettura esaudisca i suoi desideri. Vuole comprendere quanto sta leggendo, lo vuole fare suo, ha bisogno di quella esperienza che non ha vissuto… ma c’è di più: attende tutti i particolari quelli che parlano di lui, delle sue esperienze. Il lettore si aspetta che quel che legge diventi vero, lo fa inconsciamente, ma lo spera in fondo in fondo. Descrivi la stanza con tutto quello che c’è dentro, attraverso i particolari più rappresentativi. Guarda da angolazioni diverse, avvicina il lettore fino a fargli toccare con mano, quello che racconti.

Rewise and rewrite

Infine quando tutto è pronto allora è il momento di rileggere e revisionare:

“Scrivere è umano, editare è divino.” – Stephen King.

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